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portugal dos pequeninos

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Renegar o orgulho e o egoísmo

João Gonçalves 17 Fev 13

 

«Mercoledì scorso, con il tradizionale Rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima, tempo di conversione e di penitenza in preparazione alla Pasqua. La Chiesa, che è madre e maestra, chiama tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito, a ri-orientarsi decisamente verso Dio, rinnegando l’orgoglio e l’egoismo per vivere nell’amore. In questo Anno della fede la Quaresima è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come criterio-base della nostra vita e della vita della Chiesa. Ciò comporta sempre una lotta, un combattimento spirituale, perché lo spirito del male naturalmente si oppone alla nostra santificazione e cerca di farci deviare dalla via di Dio. Per questo, nella prima domenica di Quaresima, viene proclamato ogni anno il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto. Gesù infatti, dopo aver ricevuto l’“investitura” come Messia – “Unto” di Spirito Santo – al battesimo nel Giordano, fu condotto dallo stesso Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Al momento di iniziare il suo ministero pubblico, Gesù dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva. Ma queste tentazioni sono anche false immagini dell’uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone. Gli evangelisti Matteo e Luca presentano tre tentazioni di Gesù, diversificandosi in parte solo per l’ordine. Il loro nucleo centrale consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando più importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari. In questo modo, Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni è in gioco la fede, perché è in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene? Come ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della “discesa” di Gesù nella nostra condizione umana, nell’abisso del peccato e delle sue conseguenze. Una “discesa” che Gesù ha percorso sino alla fine, sino alla morte di croce e agli inferi dell’estrema lontananza da Dio. In questo modo, Egli è la mano che Dio ha teso all’uomo, alla pecorella smarrita, per riportarla in salvo. Come insegna sant’Agostino, Gesù ha preso da noi le tentazioni, per donare a noi la sua vittoria (cfr Enarr. in Psalmos, 60,3: PL 36, 724). Non abbiamo dunque paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male: l’importante è che lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. E per stare con Lui rivolgiamoci alla Madre, Maria: invochiamola con fiducia filiale nell’ora della prova, e lei ci farà sentire la potente presenza del suo Figlio divino, per respingere le tentazioni con la Parola di Cristo, e così rimettere Dio al centro della nostra vita.»

 

Bento XVI, Vaticano, 17.2.13

Anacronismos

João Gonçalves 17 Fev 13

«Porquê Zeca Afonso? A porta-voz do número [o primeiro-ministro discursava e um grupo de ‘manifestantes’, composto por celebridades avulsas de esquerda, começou a cantar o ‘Grândola, Vila Morena’], Paula Gil, explicou: porque é o povo quem mais ordena. Precisamente. E o mais espantoso é que não houve um único jornalista que lhe tenha devolvido o refrão: e não seria aquela Assembleia a expressão democrática da escolha popular? Exactamente ao contrário do que sucedia antes do 25 de Abril? Ou a democracia só é boa quando ganham os ‘nossos’, em imitação perfeita do pensamento autoritário de Salazar? Ao abusarem de símbolos ‘antifascistas’, estes pequenos cantores apenas banalizam a ditadura e insultam a democracia.»

 

João Pereira Coutinho, Correio da Manhã

 

«O presidente da RTP anda em campanha pessoal de marketing: intromete-se nos programas da RTP 1, onde bota palavra, enquanto manda calar os trabalhadores em norma de serviço fasciszante; pede "ajuda" à sociedade civil para melhorar a "gestão" da RTP, enquanto acaba com a produção externa da sociedade civil. Não é presidente da RTP, é presidente de si mesmo.»

 

Eduardo Cintra Torres, idem

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